Riapre il Salone Margherita

da | Apr 3, 2018 | Cronaca | 0 commenti

Fu inaugurato nel 1890 e per decenni fu un piccolo ma elegante avamposto della cultura francese a Napoli. Il Salone Margherita di via Santa Brigida riapre le porte giovedì 5 aprile

dopo anni di inattività, è stato oggi riportato allo splendore di circa un secolo fa. Davanti ai loro occhi, gli invitati si ritroveranno un luogo completamente restaurato: i lavori sono durati circa un anno, sostenuti da un imprenditore partenopeo che, dopo i successi ottenuti nel campo della ristorazione in Sardegna e a Napoli, portando in giro per il mondo l’arte della vera pizza napoletana, ha voluto dedicare il proprio impegno a far rinascere il Salone Margherita.

Il grande party di inaugurazione vedrà sfilare sul Red Carpet personaggi del mondo della politica, imprenditori e una folta pattuglia di Vip del mondo dello spettacolo partenopeo e nazionale. Il progetto prevede di far tornare il Salone Margherita, che la Napoli storica conosce come Bar Pippone, ai fasti di un tempo, quando imperava il Cafè Chantant, varietà in voga in Francia e in Italia tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Il salone fu infatti inaugurato alla fine dell’Ottocento, incastonato nella Galleria Umberto I, per merito dei fratelli Marino, che capirono l’importanza di un’attività commerciale redditizia da unire al fascino della rappresentazione dal vivo.

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Molti grandi artisti hanno iniziato la loro carriera proprio nei caffè-concerto: tra questi, ad esempio, Ettore Petrolini e Raffaele Viviani. Al Salone Margherita tutto ricordava i fratelli d’Oltralpe: i cartelloni erano scritti in francese, così come anche i contratti degli artisti e i menù. I camerieri in livrea parlavano sempre in francese, ed erano invitati a farlo anche gli spettatori.

EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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