Il calcio italiano è da riformare

da | Mar 27, 2018 | Calcio Napoli | 0 commenti

L’analisi. La pausa del campionato e gli impegni della Nazionale impongono una riflessione sullo stato di salute del calcio italiano

Lo stop del campionato e le due amichevoli della nazionale, per molti ritenute inutili visto che l’Italia al mondiale russo non ci sarà, consentono un attimino di riflessione sul nostro movimento calcistico con la Federcalcio ancora commissariata e la Lega che da poco ha eletto all’unanimità il suo presidente nella figura di Gaetano Miccichè, uomo di potere, legato al carro politico e della grande finanza bancaria, attualmente numero uno del gruppo IMI S.Paolo-Intesa.

La sua nomina, a mio sommesso avviso, non promette nulla di buono sulle auspicate riforme invocate da tutto l’ambiente dopo il KO contro la Svezia e il permanente commissariamento della FIGC ancor più mi fa dubitare sulla reale volontà non solo dei presidenti ma di tutta la classe dirigente calcistica di una concreta rigenerazione morale ed economica da imprimere a tutto il movimento. Un sistema da riformare, soprattutto solo a chiacchiere, e nel quale, da sempre, convivono con difficoltà anime troppo diverse (i grandi club con i piccoli club, i grandi professionisti accanto a quelli piccoli, falsi dilettanti con quelli veri…). Mi piace riscrivere, avendola conservata gelosamente, a riprova che nel calcio, come ne Il Gattopardo di Tommasi da Lampedusa si vuole che “tutto cambi affinchè nulla cambi”, una frase del grande Candido Cannavò che, agli albori degli anni Duemila, descrivendo il movimento calcistico in Italia scrisse che “esiste una democrazia circolare che naturalmente è una falsa democrazia… Non si dimette nessuno perché non c’è un’opposizione ma solo un enorme e totale coinvolgimento che diventa complicità”.

A distanza di anni, dunque, e nonostante il calcio sia diventato azienda vera, nulla è cambiato nei fatti, nelle dinamiche e soprattutto nei personaggi che, di volta in volta, sono messi alla guida di un carrozzone sempre più sgangherato, come confermano i risultati del campo culminati con la clamorosa eliminazione dal mondiale dopo 60 anni. Probabile che la metamorfosi del calcio in industria che produce spettacolo ma richiede investimenti sempre più consistenti ma mirati ed oculati, renda assai difficile (?) il suo governo per dirigenti che spesso non hanno né l’autorevolezza né la competenza per imporre ai tesserati nuove regole in un sistema più democratico, o che addirittura li… “costringe” a subire le scelte di tesserati di club ricchi e potenti. Perciò la grande svolta del sistema calcio non può essere realizzata senza un radicale cambiamento nel reclutamento, nella preparazione, nella selezione di un nuovo personale dirigente delle strutture federali, che obbedisca alla logica di un professionismo serio e di una reale democrazia, che non esiste nel nostro calcio. Più che di nomina di tecnici da strapagare, dunque, si tratta di delineare regole chiare, precise, che devono riguardare regolamento e statuto ma anche gestione dei bilanci di Federazione, Lega e club, ancora troppo… permissivi, come ha dimostrato Striscia la notizia con diversi servizi in cui sono venuti fuori chiaramente i mezzucci e gli illeciti ancora in uso e a cui si ricorre per eludere il fisco.

C’è un altro aspetto che non va sottaciuto e cioè che la Federazione, essendo ancora la prosecuzione della diverse componenti del “sistema calcio”, finisce per essere il posto dove conflitti e risentimenti esplodono anche per motivi di lana caprina; conflitti magari nati proprio in Lega dove ripicche e polemiche sono argomenti vecchi come il cucco e dove ”contano” sempre i soliti noti. Forse è arrivato il momento di creare una Superlega, veramente autonoma ed organizzata e gestita con le finalità di un’azienda, separando in modo netto il mondo degli iper professionisti da quello federale, disegnando una nuova formula di calcio in cui i ruoli siano chiari e separati e dove tutti possono chiedere e ottenere a patto che diano un contributo reale a favore dell’intero movimento e non per se stessi. Miccichè, legatissimo ai carrozzoni politici e finanziari è davvero l’uomo in grado di garantire la svolta tanto invocata da tutti nell’immediato dopo Svezia? E sono in grado di dire la verità i tanti soloni ed opinionisti che vivono beati e lautamente pagati con le loro performance televisive, dove parlano e straparlano di tattica ma si tengono ben lungi dall’accusare un sistema che allo stato ha più rovine di Pompei? Io credo di no! Meditate gente, meditate…!




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EDITORIALE

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