Fuorigrotta, non chiamatela più periferia

da | Dic 18, 2017 | Cronaca | 0 commenti

Focus. Mobilità, verde e stadio: le priorità del quartiere nelle intenzioni del presidente della
X Municipalità Diego Civitillo

Pensi a Fuorigrotta e la mente va immediatamente alla Mostra d’Oltremare, allo stadio San Paolo, allo Zoo, a Edenlandia, alla storica chiesa di San Vitale, elementi identitari del moderno insediamento che, insieme con Bagnoli, forma la X Municipalità. 76.521 abitanti su oltre 6 kmq (densità demografica e tasso di disoccupazione inferiori al dato cittadino), al quartiere occidentale basterebbe poco per un rilancio, che sarebbe propulsore di sviluppo per l’intera città. Ex territorio agricolo rivoluzionato urbanisticamente in epoca fascista con la costruzione del viale Augusto e della Mostra (1940), nonché location di case popolari tra le più belle d’Italia (rione Miraglia, rione Duca d’Aosta), Fuorigrotta era una delle aree più ordinate e meglio collegate di Napoli, fino agli anni Novanta. Importante snodo della rete tranviaria che collegava Poggioreale a Bagnoli (tram 1 e 2), è tuttora servita dal metrò linea 2 cioè la vecchia direttissima FS (stazioni Leopardi – Campi Flegrei – Cavalleggeri) nonché dalla Cumana. “Ma avevamo anche 7 linee di bus e due di tram. Adesso solo il 151 e l’R7. Ci tolsero i tram dopo il G7 per fare la Ltr: anni per metterla in funzione e poi fu chiusa. Intanto la Cumana non funziona più come un tempo, quando era precisa come un orologio. E la direttissima linea 2 è decentrata per chi abita nel cuore antico, via Leopardi”, spiegano gli abitanti. “Ma ora prima di tutto rivogliamo le palme, distrutte dal punteruolo rosso. Quando le rimetteranno al viale Augusto?”. Per favore, non chiamatela più periferia. Non solo la Mostra, architettura pregiata del Novecento (con tutte le sue strutture fieristiche congressuali musicali teatrali sportive), non solo lo stadio, ma anche il Palapartenope, il Maxicinema. Fuorigrotta è poi zona universitaria, col Politecnico e Monte Sant’Angelo; nonché sede del Cnr, dell’Aci, dell’Osservatorio vesuviano, della Rai e altri presidi, tra cui l’ospedale San Paolo, con un’area shopping di tutto rispetto (viale Augusto; vie Leopardi, Lepanto) e un mercatino di gran richiamo. “Tutte attività che si potrebbero governare in maniera più produttiva per il territorio, con i loro indotti e flussi”, dicono sempre nel quartiere. Intanto continua la querelle De Laurentiis-de Magistris per il restyling dello stadio. L’ex area Nato potrebbe essere meglio utilizzata. L’ex Sferisterio, ormai un rudere pericoloso (di proprietà di privati), non può restare così. Stazione linea 6 di viale Augusto off limits. Recenti i disagi per la chiusura per 15 giorni della galleria Laziale (scavata nel 1925 proprio per favorire lo sviluppo della città verso ovest). Voragini in via Veniero. Giostrine vandalizzate. Sporcizia. Proteste dei residenti “prigionieri” dei cantieri della linea 7. I problemi sono legati soprattutto al degrado. “Dopo Italia ’90 non ci sono stati più progetti di riqualificazione per il quartiere – spiega il presidente della X Municipalità, Diego Civitillo, geologo -: la priorità centrale per la rinascita è certamente il viale Augusto. Per quanto riguarda le palme, c’era un progetto che prevedeva altri tipi di alberi e fu bocciato dalla Sovrintendenza. Ora si pensa alle palme Washington, che non vengono attaccate dall’insetto. L’assessore alle infrastrutture Calabrese sta lavorando a un progetto di riqualificazione totale del viale Augusto, e noi ci battiamo perché lo metta in atto il prima possibile”. Poi c’è la questione sicurezza: “Anche in Prefettura, abbiamo sollecitato maggiore attenzione, soprattutto per piazza Italia e piazzale Tecchio, che diventano pericolosi di notte. Bisogna che la riqualificazione urbanistica si leghi al controllo del territorio, altrimenti il cittadino non sente la strada come propria”. Controlli costanti, videosorveglianza. Soprattutto a piazza Italia, dove si notano strani passaggi di moto e attività poco chiare. E poi va migliorata la mobilità. “Il San Paolo, per esempio, che non è l’unica attrattiva, per una partita minore attira almeno 50mila persone Ci vorrebbe un sistema di trasporto pubblico adeguato per evitare i soliti caos e ingorghi”, ragiona Civitillo. Non manca una visione di insieme. Età media degli abitanti di Fuorigrotta piuttosto elevata; fasce di debolezza sociale (per la povertà la Municipalità si interfaccia con la Caritas). Immigrati piuttosto ben integrati. Qualche ricerca universitaria sulle criticità giovanili e i livelli di reddito degli under 40 “sarebbe utile per capire il trend sociale ed adeguare i piani di assistenza”. Lotta al degrado, sicurezza, trasporto pubblico. Ma il ruolo delle municipalità è relativo, in assenza di poteri reali e di fondi (per gli assi viari principali, per esempio, le decisioni in merito alla manutenzione reale ed alla riqualificazione spettano a Palazzo San Giacomo). Serve denaro. “Per recuperare – conclude Civitillo – ci vorrebbero progetti tipo il piano Marshall! Con stanziamenti, che siano regionali o con fondi europei”.

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